Scritti da Andrea Berrini

CreSud stories / 3 (A chi presta CreSud?)

Nello stato del Veracruz, in Messico, un gruppo di coltivatori individuali di caffè un bel giorno si è stufato dei continui imbrogli da parte dei grandi commercianti: compensi bassi, bugie sulle quantità, in certi casi minacce a chi pensava di cambiare compratore. A partire dagli anni sessanta, il gruppo di una decina di coltivatori che ha costituito la Union General Huatusco si è ingrandito fino a contare diverse centinaia di aderenti. La cooperativa negoziava direttamente con i grossisti caffèe otteneva prezzi migliori, fino a quando, tramite FLO, è entrata in contatto con gli importatori europei di commercio equo. Lo storico dirigente della Union Huatusco era il Professor Manuel Sedar Rincòn, anziano dirigente del movimento contadino, che era stato tra i delegati al congresso di fondazione del partito comunista messicano.  Il Profe ci ha raccontato la storia della sua iniziazione: quando Zapata arrivò a Huatusco l’intero paese lo accolse festante. Zapata, a cavallo, vide a lato della strada un bambino dagli occhi scintillanti. Si chinò e lo issò sulla sella con sé. Il Profe non poteva che diventare un combattente. Fu grazie a lui che la Union acquistò, a rate, uno stabilimento di processazione del caffè, pienamente funzionante quando lo abbiamo visitato una quindicina di anni fa. Le macchine erano vecchie, però, e bisognava sostituirle: con tre cicli di prestito di 200.000 dollari circa la Union ha comprato i macchinari necessari. Il Profe ha compiuto cento anni, e se ne è andato. Gli impianti della Union continuano a lavorare il caffè della zona di Huatusco, e sono stati messi a disposizione delle cooperative amiche del Guerrero i cui impianti sono stati distrutti  dalle bande armate al servizio dei grandi proprietari.

CreSud stories / 2 (A chi presta CreSud?)

sandinoUna tra le operazioni di prestito che ricordiamo con più piacere è quella alla Union Cooperativa Chontal, in Nicaragua. La Uca è una piccola cooperativa di allevatori costituita con l’obbiettivo di acquistare e mettere all’ingrasso vacche da carne su terreni che il governo sandinista aveva espropriato ai latifondisti. Ci aveva presentato a Uca Chontal Mani Tese, in particolare Stefano Mastrogiacomi, macchinista ferroviere, volontario della ong italiana con il pallino dell’investimento sociale. Vedeva giustamente l’utilità di appoggiare la Uca non con operazioni di beneficienza, ma con un prestito, costruendo così un circuito virtuoso di economia sostenibile. Per le quasi cento famiglie associate si trattava avviare cicli di lavorazione che le strappassero a una situazione di mera sussistenza. Alla Uca abbiamo prestato per tre volte 80.000 dollari, sempre restituiti nei 12 mesi previsti. Dopo i tre cicli di lavorazione la Uca è diventata autosufficiente: aveva cioè messo da parte la finanza necessaria a attivare il ciclo successivo. Ben fatto direi. Erano i primi anni del nuovo secolo, e la Uca si trovava sotto l’attacco, anche armato, dei precedenti proprietari dei latifondi che, utilizzando le bande armate della ‘Contra’ sostenute da governi di destra, cercavano di strappare le terre agli allevatori. E non ci sono riusciti.

CreSud stories / 1 (A chi presta CreSud?)

ferrocarril_central_andino_peruUna delle Microfinance Institutions più importanti del Perù è il sistema IDESI-Proempresa, costituito a partire dalla fine degli anni ottanta da Susana Pinilla. Cresciuta nell’alveo di una famiglia ricca a Lima, Susana ci ha raccontato: “Trascorrevo le mie vacanze estive al villaggio sulle Ande da cui proveniva una cameriera al nostro servizio. La mia famiglia cercava di impedirmelo: non è lì che si immagina crescano le brave ragazze borghesi. Ma per me era una passione, le vacanze lassù erano il mio spazio di libertà. E poi adoravo viaggiare per tutto il paese, sempre in treno. Quando mi sono laureata in antropologia con una tesi sul villaggio, ho pensato: voglio fare qualcosa per aiutare i miei amici. E ho chiesto loro: di cosa avete bisogno? Mi sono stupita della risposta: abbiamo bisogno di credito bancario, prestiti per le nostre attività.” Il primo prestito di CreSud fu una tranche di 200.000 dollari a Proempresa. Alla restituzione, abbiamo erogato un secondo prestito di 500.000 dollari, a tre anni. In totale siamo arrivati a quattro cicli di finanziamento fino all’ultimo rimborso qualche anno fa, quando Propempresa, ingranditasi fino a servire quasi 40.000 microimprenditori in tutto il Perù, ci ha comunicato di non avere più bisogno di noi: è ormai talmente solida da accedere a finanziamenti del sistema bancario locale. Evoluzione, questa, comune a molte Microfinance Institutions nel mondo. Il microcredito funziona.

Chi ci sta?

Chi ha voglia di seguirci, in questa avventura?

CreSud è una Società per Azioni, aperta alla partecipazione dei suoi vecchi soci e di nuovi soci che vogliano aderire. Persone, associazioni, società a cui interessa il lavoro che facciamo, e che abbiano voglia di collaborare in termini economici ma non solo.

Ha cominciato a seguirci Banca Etica, con un fido e un mutuo di piccola entità. Speriamo che la collaborazione si allarghi. Ci affiancano, sopratutto, un centinaio tra persone e associazioni che sottoscrivono i nostri certificati obbligazionari.

In diciotto anni di attività abbiamo accumulato un patrimonio di esperienza che varrebbe la pena utilizzare per costruire qualcosa di più grande. Navigate nel nostro sito, date un’occhio a quel che siamo e facciamo. In Italia siamo quasi gli unici a lavorare in questo modo con il Sud del mondo. Abbiamo voglia di crescere, di trovare nuovi compagni di strada.

Andrea Berrini

E in Italia?

Oggi però anche in italia siamo a corto di risorse, Le banche prestano con fatica. Imprenditori, professionisti, artigiani non trovano accesso al credito. Purtroppo le metodologie inventate per i paesi del Sud del mondo qui non funzionano. E infatti di microcredito, in Italia, se ne fa poco: ha solo valore di testimonianza, come dice qualcuno.

Che fare, allora? Sarebbe bello poter inventare degli strumenti, dei tavoli, che sappiano mettere in contatto capitali e lavoro. Immagino più qualcosa di simile a una merchant bank, o a gruppi di investitori capaci di spendere brandelli del proprio tempo per analizzare, discutere, e magari finanziare progetti sostenibili, efficaci, capaci di creare o moltiplicare posti di lavoro e ricchezze.

Andrea Berrini

Parte 1: Ma cosa facciamo, esattamente? | Parte 2: Diritti negati e restituiti

Diritti negati e restituiti

Il piccolo coltivatore di caffè sulla serra andina alla fine delle stagioni buone ha risparmiato. Va allora allo sportello della banca più vicina, e deposita lì i suoi risparmi, che in questo modo entrano nel circuito globale.

Anche pochi Soles o pochi Bolivianos fanno partecipare quel coltivatore individuale al grande circo della finanza internazionale, con un problemino, però: che quando lo stesso coltivatore tornerà, avendo il suo conto vuoto perché la stagione non è stata propizia, per chiedere un prestito, la stessa banca gli riderà in faccia.

Il microcredito ha inventato, per vocazione e con intelligenza, delle metodologie in grado di contrastare questa ingiustizia globale. Di invertire il flusso delle risorse: non da Sud verso Nord, ma da Nord verso il Sud del mondo.

Scriveva Eduardo Galeano: con l’argento estratto dalle viscere del Cerro Potosì si potrebbe costruire un ponte tra La Paz e Madrid. Ecco ora risorse che sul quel ponte avevano nutrito le nostre economie tornano al punto di partenza.

Andrea Berrini

Parte 1: Ma cosa facciamo, esattamente? | Parte 3: E in Italia?

Ma cosa facciamo, esattamente?

Mettiamo capitali a disposizione di microimprenditori nei paesi del terzo mondo. Li mettiamo a disposizione sotto forma di prestiti: non c’è beneficenza, qui, non stiamo occupandoci degli ultimi. Stiamo semplicemente restituendo un diritto, l’acccesso al credito da parte di chi può utilizzare le piccole somme ricevute in modo proficuo: e quindi restituirle a fine giro, perché queste somme vengano utilizzate da qualcun altro.

Questo – come dicono gli economisti – circolo virtuoso ha portato in quasi vent’anni il numero degli utilizzatori di microcredito da otto milioni a più di centosessanta milioni. Funziona.

Il capitale, grande e piccolo che sia, un dovere ce l’ha, e chiaro: contribuire a creare o almeno a stabilizzare e rafforzare posti di lavoro. CreSud, che in questo momento ha poco più di tre milioni di euro nelle mani di Organizzazioni di Microcredito in America Latina e in Asia e nel Pacifico, contribuisce all’attività di quasi diecimila persone.

A loro viene restituito un diritto. A noi il gusto di essere stati dalla parte giusta. Posso dirlo? È un atto politico.

Andrea Berrini

Parte 2: Diritti negati e restituiti | Parte 3: E in Italia?

Nel Pacifico con SPBD, come e perché

Dunque abbiamo completato la grande operazione nel Pacifico! Ieri è giunto a destinazione uno dei più grossi prestiti mai erogati da CreSud. Quasi un terzo delle nostre risorse totali vengono convogliate sulla Holding di SPBD – South Pacific Business Development. Un gruppo di quattro società di microcredito a Samoa, Tonga, Fiji, Isole Salomone.

Sono quattro isole che evocano immagini da paradiso tropicale (lo sono, forse con l’eccezione delle Salomone), ma che sono abitate da persone spesso in estrema difficoltà economica. Le quattro consociate SPBD forniscono prestito di piccola entità consentendo ai micro imprenditori di allargare la loro attività, in particolare nella coltivazione del taro, un tubero che da quelle parti è l’alimento principale.

Dunque, ancora una volta, la nostra filosofia politico economica (parolone, certo…) viene messa in atto. I nostri capitali, quelli dei soci di CreSud, quelli che ci consegnano quasi un centinaio di persone e associazioni sottoscrivendo le nostre obbligazioni triennali, vanno a costruire circuiti virtuosi di economia dove c’è n’è bisogno.

Filosofia politica, si!

Noi pensiamo che dove c’e’ una disponibilità all’investimento esiste, meglio sia destinarla a attività economiche definite, chiare, misurabili nei loro effetti. Diventare tutti piccoli capitalisti dell’utilità sociale, piuttosto che abbandonare denari nelle mani dei soliti circuiti finanziari che sembrano muoversi secondo logiche esoteriche, più abili a creare sconquassi all’economia reale che non a aiutarne lo sviluppo.

Grazie dunque a Greg Casagrande e al suo staff, che hanno lavorato, a partire da Samoa più di un decennio fa, a costruire il network, ribadendo nei fatti l’intelligenza, la solidità, e l’utilità del microcredito, nel suo spirito delle origini.

Un circuito economico virtuoso, prestiti e non facile beneficenza. Continueremo a praticarlo.

 

Il microcredito nel Sud del mondo: storia di un successo

CreSud ha completato nel 2014 i suoi primi quindici anni di vita. Lo diciamo con soddisfazione, con orgoglio. Ci piace sapere che siamo ancora coerentemente sulla stessa strada, in piena salute: e stiamo parlando di salute finanziaria. Siamo una società finanziaria Spa, lavoriamo entro il sistema di regole previste dalle autorità bancarie italiane, e sotto la loro supervisione diretta.

Il nostro mestiere è fornire risorse finanziarie sotto forma di prestiti alle organizzazioni che fanno microcredito nei paesi del Sud del mondo. Queste organizzazioni, a loro volta solide e regolate, svolgono il loro egregio lavoro, che noi controlliamo e supervisioniamo a nostra volta. Prima di erogare un prestito svolgiamo la nostra analisi accurata, che ha il suo punto fondamentale in un lavoro di verifica in loco. Mestiere difficile, il nostro, ma che riteniamo oramai di saper fare bene: e lo dimostra, appunto, la salute dei nostri bilanci.

Sapete che i bilanci da molti anni sono consultabili su questo sito, così come approvati e registrati. In qiesto rappresentiamo purtroppo una solare eccezione nel panorama italiano: ma ci piace essere completamente trasparenti, e dimostrare che è possibile prestare risorse finanziarie alle organizzazioni di microcredito (e ai produttori di commercio equo) del Sud del mondo senza dissiparle. E dimostrare che si può farlo senza l’intervento di qualche “potere forte” che ci regali (o regali al Sud del mondo), soldi gratis: che è utile, ma non è microcredito. E’ beneficenza.

Noi non aiutiamo gli ultimi, con qualche briciola. Noi, nel nostro piccolo, modifichiamo un sistema di relazioni finanziarie inique. Restituiamo ai microimprenditori del sud del mondo il diritto di presentarsi a uno sportello bancario – microbancario – per chiedere un prestito, dimostrando la propria capacità di farlo fruttare e ripagarlo.

Il sistema microcredito globale, quello che opera nei paesi del Sud, proprio grazie alla salute dei bilanci ha saputo crescere in maniera impressionante. Se nel 1997 la platea dei beneficiari dei servizi di microfinanza nel Sud del mondo ammontava a 8 milioni, oggi si parla di quasi 150 milioni di persone. La cifra è impressionante: se immaginaniamo che dietro a ogni microimprenditore, a ogni beneficiario, ci sia una famiglia, capite quanta parte della popolazione povera del Sud del mondo migliori le proprie condizioni di vita grazie ai sistemi di microcredito. Certo, non è tutto oro quel che luccica. In alcuni paesi i microcrediti sono erogati dalle banche tradizionali (è il caso dell’India), in altri il microcredito si struttura come puro e semplice business (è il caso di qualche paese centroamericano). Noi ce ne teniamo alla larga.

Quindici anni sono passati, ora sedici. Oggi gli scenari cambiano. Sarebbe necessaria una riflessione seria sulla possibilità di fare microcredito in Italia: che però riteniamo abbia necessità di metodologie completamente diverse da quello nel Sud del mondo, di un approccio più “da investitori di rischio” che da puri e semplici “prestatori”. E poi è cambiato lo stesso Sud del mondo: molti paesi hanno vissuto un periodo di crescita travolgente, il termine stesso di Terzo Mondo resta inadeguato. Ma anche nei paesi oggi più forti, il microcredito resta un potente strumento di redistribuzione delle opportunità, di inclusione dei ceti più poveri che, paradossalmente, la semplice crescita del PIL rende ancora più poveri. Noi continuiamo a fare quello che facciamo proprio per questo: non siamo benefattori, ma pratichiamo una banale giustizia sociale, rispettando i diritti delle persone.

Questo percorso lo abbiamo compiuto assieme ai nostri soci e a coloro che sottoscrivono le nostre obbligazioni: che sono lo strumento attraverso il quale chiunque può partecipare alla nostra avventura. Denaro che viene prestato a CreSud, che genera un rendimento, e che vien puntualmente restituito al termine dei tre anni previsti.

Restate con noi. C’è ancora molto da fare.

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