Ma cosa facciamo, esattamente?

Mettiamo capitali a disposizione di microimprenditori nei paesi del terzo mondo. Li mettiamo a disposizione sotto forma di prestiti: non c’è beneficenza, qui, non stiamo occupandoci degli ultimi. Stiamo semplicemente restituendo un diritto, l’acccesso al credito da parte di chi può utilizzare le piccole somme ricevute in modo proficuo: e quindi restituirle a fine giro, perché queste somme vengano utilizzate da qualcun altro.

Questo – come dicono gli economisti – circolo virtuoso ha portato in quasi vent’anni il numero degli utilizzatori di microcredito da otto milioni a più di centosessanta milioni. Funziona.

Il capitale, grande e piccolo che sia, un dovere ce l’ha, e chiaro: contribuire a creare o almeno a stabilizzare e rafforzare posti di lavoro. CreSud, che in questo momento ha poco più di tre milioni di euro nelle mani di Organizzazioni di Microcredito in America Latina e in Asia e nel Pacifico, contribuisce all’attività di quasi diecimila persone.

A loro viene restituito un diritto. A noi il gusto di essere stati dalla parte giusta. Posso dirlo? È un atto politico.

Andrea Berrini

Parte 2: Diritti negati e restituiti | Parte 3: E in Italia?

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